UN VIANDANTE PARTE IN SORDINA
Gianmaria se nè andato lestate scorsa. Come un
autentico viandante, schivo di compianti e di commiati, ha raccolto il suo zainetto e in
punta di piedi si è incamminato per lultimo viaggio. Ha salutato solo i famigliari,
preferendo serbare intatta per gli amici limmagine di un arguto commensale, di un
interlocutore tanto intelligente quanto modesto e disponibile. Ha voluto andarsene con la
stessa discrezione e dignità con le quali aveva camminato lungo la vita: e, conoscendolo,
anche queste poche parole in suo ricordo gli parrebbero di troppo. Ma siamo convinti che
in fondo non gli dispiaceranno, perché dettate da unamicizia e da una stima
sincera.
Proprio nello scrivere queste righe ci siamo resi conto che
in fondo Gianmaria ha realizzato quello cui ciascuno di noi, più o meno consciamente,
aspira: vivere (e quindi anche morire) con stile. Il suo stile era semplice: viveva ogni
situazione con ragionevolezza, coerenza, autoironia e positività, nel pensare come nellagire,
e adottava questo atteggiamento come un valore in sé, indipendente da ogni assunto
ideologico, politico o confessionale. Si rapportava agli altri per quel che erano, e non
per quel che avrebbe voluto che fossero: ma senza per ciò rinunciare a credere che una
società di esseri umani può e deve essere migliore di un branco di lupi. Una scelta di
questo tipo prescinde da ogni grande sogno di redenzione, dallalto o dal basso,
terrena o celeste che si voglia: esige il coraggio di prendere atto della realtà e di
assumersi nei confronti di questultima una piena responsabilità personale.
Significa non ritrarsi di fronte allidea che la propria vita non sarà riscattata da
un premio ultraterreno o iscritta in un superiore disegno storico, e che sta a noi, e solo
a noi, riempirla di senso, qui e subito.
Lo stile potrebbe anche sembrare un ripiego, un surrogato consolatorio del
senso perduto dellesistere, giustificato dal crollo, attorno a noi, di tutte le
impalcature di significato che hanno aiutato lumanità, bene o male, a crescere.
Morto il sacro, tramontate le ideologie, finiti in liquidazione anche i miti del benessere
e del successo, lo stile parrebbe essere tutto ciò che ci rimane. In realtà è di più,
è ciò cui siamo finalmente liberi di aspirare. Finalmente, perchè dispetto di tutte le
apparenze oggi più che in ogni altra epoca è possibile vivere con dignità, senza
scendere a continui compromessi con gli altri e con noi stessi, e senza imporre a noi
stessi e agli altri alcuna gabbia etica. È possibile soprattutto vivere una dignità
spontanea e serena come quella di Gianmaria, del tutto aliena da astio e frustrazioni o da
una sdegnosa sufficienza, ma al tempo stesso civilmente e apertamente intollerante verso
la stupidità conclamata. È possibile, certo, ma non è facile. E non è sufficiente
volerlo: perché questo stile uno non può costruirselo, e nemmeno lo può
ereditare dai maestri che si è scelto. Non è un abito che ci possiamo adattare addosso.
È latteggiamento naturale che nasce da una sensazione: quella di essere nella
direzione giusta, ma di avere ancora un sacco di strada da percorrere. Di essere un eterno
viandante. Come Gianmaria.
PAOLO REPETTO