LARTISTA NELL'EPOCA DELLA SUA RIPRODUCIBILITÀ BIOLOGICA
Ogniqualvolta mi trovo di fronte allopera di un artista contemporaneo devo prendere atto che larte odierna mi trova completamente spiazzato, che sono sprovvisto dei più rudimentali strumenti critici per una riflessione sui suoi valori formali o contenutistici: e tuttavia la cosa non mi sembra poi tanto grave. Cercherò di spiegare il perché.
Per indole e per formazione ho adottato nei confronti di ogni umana espressione unottica storicistica: e in questottica per me la storia dellarte ha chiuso il suo cammino nel secondo 800. Se la storia è tensione verso qualcosa, o meglio è la pretesa di riconoscere una tensione nel succedersi delle opere e dei giorni, tutta larte pre-moderna ha inseguito limitazione della realtà, con finalità di volta in volta esorcistiche, propiziatorie, celebrative, didascaliche, promozionali, ecc... Il fatto poi che ne siano conseguiti una trasfigurazione, una idealizzazione, un superamento della realtà stessa, e che questo sia in fondo il discrimine al di là del quale si colloca lopera darte, attiene al peso ed al portato delle singole personalità, non alle finalità del percorso.
Con lavvento della riproducibilità tecnica, dalla fotografia al cd, allarte sono stati sottratti non solo laura, ma il ruolo storico (peraltro connesso strettamente allaura). Non cè più storia dellarte in quanto è venuto meno il senso - inteso sia come significato che come direzione -, dissoltosi in una nebulosa espressiva nella quale si confondono le mozioni più svariate e i più svariati linguaggi.
Disarmato dei miei parametri oggettivi - quello dellevoluzione (tecnica e contenutistica), quello della corrispondenza con lepoca (anticipazione, testimonianza o riflessione) e quello delle risultanti semantiche (universalità dei concetti, equilibrio compositivo, ecc...), mi ritrovo a confrontarmi con ogni espressione dellarte moderna o post-moderna dal basso di un approccio molto soggettivo, e senzaltro semplicistico, anche se non riducibile al mi piace-non mi piace. Parto cioè dal presupposto che, esauritasi la storia dellarte, o perlomeno una sua fase, sia comunque rimasta viva la pulsione alla ricerca e alla produzione artistica, e che ciò avvenga in assenza di un visibile progetto (da cui limpossibilità, almeno per ora, di una lettura storica) e in presenza invece di una fin troppo visibile mercificazione (che ha a che fare col consumo, e non con la fruizione).
Questo approccio impone di trasferire la ricerca di tensione dallesterno allinterno, dalla necessità di esprimere alla volontà di esprimersi. Nellopera darte contemporanea va cercata e colta non luniversalità di una risposta, o la novità di una sollecitazione, ma la rivendicazione di una originalità del sentire che resiste alle sirene della conformità. Esprimersi artisticamente significa oggi scavare sotto la calcina culturale omologante di cui siamo stati e ci siamo intonacati, portare a vista i cretti della nostra individualità e far filtrare attraverso gli stessi quel respiro autentico che solo ci permette di comunicare. Lopera darte va letta quindi come un tentativo di sottrarsi alla vertigine di rapporti via via più fitti e più stereotipati, al gioco della poliedrica e menzognera rappresentazione di sé in cui siamo coinvolti: come una sosta creativa, nel corso della quale latto della riflessione, lo sforzo di recupero dellidentità vengono tradotti in forma, in un segno che è letteralmente segnaletica, riconoscimento di sé e indicazione alternativa di rapporto per gli altri.
Questo nuovo status dellarte rende ardua, o forse del tutto inutile, lindividuazione di parametri adeguati di valutazione. Forse oggi allartista possiamo chiedere solo coerenza nella ricerca (che peraltro può manifestarsi tanto in percorsi trasversali quanto in una costante rielaborazione delle modalità espressive e dei temi), indipendenza delle mozioni, non conformità alle logiche del mercato. Il resto, ciò che attiene al risultato espressivo, al di là delle interpretazioni pilotate e delle plusvalenze indotte dalla mercificazione, è solo funzione di una consonanza, di un dialogo tra sensibilità che può aprirsi o meno.
Non sono dunque certamente giudizi critici quelli che possono essere espressi sullopera darte contemporanea. Solo sensazioni. A me ad esempio piace sfogliare i cataloghi come fossero album fotografici. Attraverso le geometrie, le linee, le scelte cromatiche cerco di ricostruire i modi e le inflessioni del linguaggio dellartista, ne deduco la duttilità o lindisponibilità nei rapporti, in qualche maniera persino la fisicità. Voglio percepirne le curiosità culturali, il piacere di aprirsi alle esperienze, nuove o consuete che siano, e di rielaborarle artisticamente mescolandone e armonizzandone le suggestioni. Ma soprattutto voglio respirare qualcosa di cui raramente mi è dato godere in questo asfittico e convulso mondo della becera spettacolarizzazione: la capacità di ironico distacco, la pacatezza meditativa e illuminata che non è disincanto, e che sola, anzi, rende possibile lincantesimo dellarte.
PAOLO REPETTO