LA ZAPPA E IL TIRO CON LARCO
Primo tiro, cinquemila lire. Tanto costa una freccia del modello più
economico per il tiro con larco. Tanto ho speso, perdendo la freccia. Non cè
stato verso, è finita tra la sterpaglia del campo e non è più venuta fuori. Chi si
esercita nel tiro campale conosce questa prerogativa delle frecce. Se non becchi il
paglione non le trovi più, nemmeno col metal detector. Dunque linizio è stato
scoraggiante, anche perché io della prerogativa della freccia non sapevo nulla, e ho
perso mezza giornata a cercarla inutilmente. Adesso non ci provo neanche più. Certo,
perché malgrado i primi deludenti risultati ho insistito a tirare, e ormai novantanove
volte su cento colgo il paglione, se non altro per motivi economici.
Non ho mai tirato
in un poligono (si chiamano così?), o comunque in un campo attrezzato, di quelli tutti in
piano, con lerbetta allinglese (lì le troveranno, le frecce?), con le
distanze misurate al centimetro. Ho sempre misurato le distanze a passi, tirando al
risparmio su ogni singolo passo, dribblando con le traiettorie pali e filari, per andare
ad impattare un paglione slabbrato poggiato su trespoli di fortuna (per chi non lo
sapesse, il paglione è un supporto di paglia pressata, spesso circa dieci centimetri,
quadrato o rotondo, di diverse misure di lato o di raggio, sul quale si fissa il
bersaglio, o targa, e che dovrebbe assorbire limpatto della freccia. Dico dovrebbe,
perché dopo qualche centinaio di tiri tende a spappolarsi, e le frecce entrano ed escono
che è un piacere): ma giuro che ne ho tratto le più impensate soddisfazioni. Perché larco
è ruffiano: evoca suggestioni culturali, suggerisce unesotica marzialità, rispetta
la quiete e il paesaggio, non lascia alcun tipo di scoria, nemmeno psicologica, in quanto
è sì unarma, ma talmente obsoleta da non essere più considerata tale
nemmeno dai nostri
legislatori, che è tutto dire (infatti non necessita di alcun porto darmi, e poi,
avete mai sentito di serial-killers che prediligano larco? solo al cinema). Ti
consente di giocare alla guerra, ma in una forma così simbolica e stilizzata che non hai
nemmeno da vergognarti dei tuoi istinti. Ma cè un aspetto, soprattutto, che mi
affascina in questa pratica: è forse la più solitaria delle attività sportive. Può
essere svolta in gruppo, ma viene esaltata dalla solitudine: una solitudine vera perché,
diversamente da quanto accade nelle altre pratiche di tiro, è fasciata nel silenzio.
Tutto il gioco è fra te e quel bersaglio concentrico, che già nel disegno ti ipnotizza,
cattura il tuo sguardo, così che non lo vedi come un avversario, e lo trafiggi solo per
congiungerti con lui, perché la freccia porta con se il tuo corpo e la tua mente. Hai tu
in mano tutta la situazione: sono il tuo occhio, i muscoli tesi del tuo braccio di
supporto e quelli contratti del braccio di tensione, i tuoi deltoidi irrigiditi, la
sensibilità al rilascio delle tue dita, a determinare la traiettoria. Per una volta senti
di poter avere il controllo totale. Soprattutto, di avere la possibilità di riprovarci,
se non cogli alla prima il bersaglio. Sempre che non perda la freccia.
PAOLO REPETTO