LALTRA METÀ DELLA STORIAUn mappamondo che non includa utopia non merita neppure uno
sguardo.
LEWIS MUMFORD
Lutopia oggi non
consiste affatto nel preconizzare il benessere attraverso la decrescita economica e il
rovesciamento dellattuale modello di vita; lutopia consiste nel credere che lo
sviluppo continuo della produzione sociale possa ancora portare ad un miglioramento delle
condi-zioni di vita e che tutto ciò sia materialmente possibile.
ANDRÉ GORZ
In poche righe Gorz ribalta la prospettiva nella quale è sempre
stata confinata lutopia. Il suo non è un puro gioco dimmagini o di parole: è
la presa datto di ciò che, a dispetto di tutti i polveroni capital-consumistici,
già dovrebbe apparire lampante. E cioè che utopico non è il seguire le linee di fuga
convergenti, sia pure allinfinito, verso la società ideale, mentre lo è il credere
che possa reggere a lungo lattuale modello sociale e produttivo, fondato su un
divario sempre più accentuato tra gli eletti e i diseredati, e su un aumento esponenziale
del numero di questi ultimi.
Proprio luso che Gorz fa del termine Utopia (e dei suoi derivati,
Utopico, Utopista e Utopistico) ci impone però di riconsiderarne la valenza polisemica,
in rapporto a differenti contesti o a specifiche intenzionalità di lettura.
Nellaccezione
corrente utopico è considerato qualsiasi progetto di rifondazione dei
rapporti tra gli uomini o del rapporto uomo-natura che non trovi riscontro, per il
passato, nella concretezza delle realizzazioni storiche, e appaia inconciliabile, per il
futuro, con i bisogni e con gli egoismi che si suppongono connaturati allessere
umano. In altre parole, è definita utopica ogni speranza di edificare una società non
conflittuale, fondata non sui rapporti di forza ma sullo spontaneo consenso e sulla
collaborazione, non sul perseguimento del privato interesse ma su quello del bene
collettivo. E questa, evidentemente, non è solo una definizione, ma è già una
liquidazione. Utopisti in tal senso sarebbero coloro che si trastullano col
sogno e viaggiano tra le nuvole, invece di posare i piedi per terra e operare entro i
margini della realtà di fatto, con i mezzi e nei modi che essa consente; e
utopistico, con unaccentazione più spregiativa, il loro atteggiamento.
Ora, pur rovesciandone il significato, anche Gorz in questa accezione semantica connota
peggiorativamente il sostantivo (non a caso utilizzandolo nella versione
minuscola, come nome comune di luogo, astratto). Fa propria cioè,
per la necessità polemica di demolire la tesi opposta, la banaliz-zazione duso
nella quale il termine è incorso.
Ma lo stravolgimento del significato dellUtopia, limbalsamazione delle sue
valenze ideali, non sono passati solo attraverso lusura linguistica. Lattacco
più profondo ha investito il concetto stesso. Il sogno di unarmonica composizione
dei conflitti sociali, di una razionalizzazione non finalizzata al profitto è
stato letto, da un secolo a
questa parte, soprattutto in negativo. Ne sono state colte le potenziali
implicazioni coercitive, o addirittura totalitarie, connesse al soffocamento anestetizzato
di ogni individualità o dissidenza, alla pressione morale esercitata dalla comunità,
allatrofizzazione del confronto e dellantagonismo costruttivo. Se
ne è stigmatizzata lastoricità, in quanto una società perfettamente realizzata si
sottrae alla dinamica storica. Si è insistito sullastrattezza e
sullinnaturalità dei presupposti, che negano la dominanza di quellistinto
competitivo ritenuto comune a tutte le speci e a tutti gli individui, e non terrebbero
conto dellesistenza di devianze e patologie psichiche dorigine genetica. Ma
soprattutto si è confrontato il sogno con i ripetuti e fallimentari tentativi (o presunti
tali) di una sua attuazione (dalle reducciones gesuitiche allesperimento
khmer, passando per le colonie anarchiche, le comunità religiose nordamericane, il
comunismo sovietico, ecc.). Col risultato, appunto, di imputare allUtopia non più
soltanto linconsistenza e la volatilità del sogno, ma addirittura la gestazione
irresponsabile dellincubo.
E allora è opportuno, a questo punto, rimettere un po dordine nel significato
dei termini e nellinterpretazione dei concetti. In primo luogo va definita
unarea di riferimento del termine Utopia. Non tutti i progetti di rifondazione
sociale su base comunitaria, ad esempio, rientrano nellUtopia: non sono definibili
tali i movimenti millenaristici, che identificano la rigenerazione con la fine dei tempi,
nè le comunità di stampo religioso, che escludono uno dei cardini del pensiero utopico,
la libertà totale di coscienza, e neppure le dottrine scientifico-sociali, che fanno
dipendere la realizzazione della
società giusta non dal concorso
di libe-re volontà, ma da quello di fattori storici ed economici, secondo una prospettiva
evoluzioni-stica. Ecco quindi che il campo si restringe, e di molto, finendo per
comprendere solo quelle espressioni dellimmaginario sociale nelle quali si
manifestano aspirazioni, ideali, sistemi di valori non storicamente determinati, potremmo
dire assoluti. Ciò non significa che lUtopia non abbia frontiere
mobili, o che si sottragga a fenomeni di ibridazione, allinterazione e
allosmosi con altre forme di strutturazione dellimmaginario sociale: ma è pur
necessario imporsi un certo rigore terminologico, se si ha la pretesa, o la speranza, di
essere capiti. Assumiamo dunque che il termine utopia designa per noi la visione di una
società ideale fondata sulla libertà individuale e sulla fratellanza (o quanto meno, sul
reciproco rispetto), sulla democrazia diretta e sulla realizzazione di potenzialità,
anzichè di profitti.
Designa cioè, molto semplicemente, un sogno. E questo attiene alla definizione del
concetto. Un sogno non è una chimera, se non quando dimentica il suo status di idealità
e pretende ad unattuazione letterale. LUtopia conserva, già nella sua
formulazione semantica, questa fondamentale autocoscienza: è un paradigma assoluto, un
ideale inarrivabile. Tommaso Moro non ha inteso preconizzare il migliore dei mondi
possibili (leu-topos), ma immaginare un mondo che non cè
(lu-topos). LUtopia è dunque una pura forma dello spirito, alla
quale ispirare i nostri progetti di edificazione della realtà. Un modello strategico, sul
quale orientare le tattiche che consentano di esi-stere, e di non limitarsi a
sopravvivere. Ci deve essere consapevolezza che è un sogno, ma perchè questa si dia è
necessario che ci sia il sogno. E se è impossibile tradurre il sogno in realtà, è
possibile però in qualche misura viverlo. Se sognate ad esempio un mondo senza
televisione, siate consapevoli che è un sogno: ma ricordate anche che nessuno vi
impedisce di spegnere il vostro apparecchio, o meglio ancora, di venderlo.