Un viandante non è un viaggiatore. Non si limita a superare
occasionalmente delle distanze, ma percorre degli itinerari, connota degli spazi. E dal
momento che nemmeno è un pendolare, questi spazi, questi itinerari sono sempre diversi.
Il viaggio è la sua vita, lo spostamento è la sua meta. Questo lo differenzia dal
viaggiatore. Il viaggiatore parte, arriva, vede. Il viandante non parte, perché non ha
luoghi o affetti da cui staccarsi, e non arriva, perché non ci sono affetti e luoghi a
cui legarsi: e soprattutto non vede, ma conosce, non subisce lalterità, ma è
riconosciuto. Non avendo dimora, non è mai uno straniero. E di ogni contrada, naturale o
ideale, può fare la sua patria, senza rinnegare la sua vocazione di apolide.
I Viandanti delle Nebbie non si sottraggono a questa condizione. Le tappe dei loro
itinerari, le soste lungo i loro vagabondaggi, diventano occasione di dialogo con chi per
il momento preferisce unesistenza più sedentaria, ma non è immune al richiamo
della fantasia. Tali sono ad esempio gli incontri che prendono spunto dalle periodiche
incursioni dei Viandanti sui sentieri dellimmaginario (ma anche su quelli, molto
più concreti, delle nostre montagne). Due di questi incontri sono già stati realizzati
sotto forma di mostre iconografiche, presentate nellautunno scorso e nella recente
primavera.
IL WEST NEL FUMETTO ITALIANO
Ogni viaggio è unavventura, e ogni avventura è un viaggio.
Il viaggio, lo spostamento, nel west della frontiera è molto più di unavventura,
è il senso stesso della vita, la sua intrinseca condizione. Oltre la frontiera
occidentale cè lignoto, linesplorato: cè il pericolo, ma cè
anche la speranza di una vita nuova, di unesistenza diversa. La speranza accomuna
nel viaggio tutti i protagonisti del fumetto western: è quella del fuorilegge di sfuggire
alla cattura, quella del trapper di sottrarsi alla civiltà, quella dellex
confederato di lasciarsi alle spalle la sconfitta, quella dellindiano di
rintracciare i bisonti e di mettere spazio tra sé e i visi pallidi, quella del mandriano
di non avere tra i piedi agricoltori. Tutti inseguono il sole nel suo corso, sui carri, a
cavallo, in battello o in diligenza, ricalcando le tracce di tante antiche saghe di
migrazione, e incrociando le loro storie in un altrove che le fa assurgere a leggende.
51 VEDUTE DEL MONTE TOBBIO
La motivazione di una mostra dedicata interamente al Tobbio suonerà
superflua per chi il monte lo ha già salito, una o innumerevoli volte: o anche solo per
chi è stato affascinato, nelle occasioni e dalle angolazioni più svariate, dallinconfondibilità
del suo profilo. Ma una spiegazione è dovuta a coloro che non hanno provato né luna
né laltra emozione. Il Tobbio è diverso, è speciale: e intento della mostra,
attraverso linsistenza sulla sua immagine, è di celebrare una diversità da sempre
avvertita, che ha rivesto di unaura di sacralità e di leggenda una vetta
accessibile e modesta. Leccezionalità del Tobbio è connessa ad un particolare
rapporto tra la sua morfologia e la sua collocazione. La conformazione vaga-mente
piramidale e lescursione altimetrica tra le pendici e la vetta gli conferiscono unestesa
visibilità, pur in mezzo ad altre formazioni di altitudine pari o addirittura superiore.
E questo nitido stagliarsi, sulla direttrice ideale che raccorda il mare alla pianura delloltregiogo,
lo ha eletto a riferimento geografico, meteorologico e simbolico per eccellenza per le
popolazioni di entrambi i versanti dellappennino.