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Giuseppe
Schepis, Antonio Cammarota e Gianni Repetto
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Il concetto dell’arte
per fede deriva dalla convinzione che soltanto nella purezza dell’intuizione
trascendentale possa svilupparsi il meccanismo della produzione artistica. Per
produzione qui non si intende assolutamente una attività di manipolazione, ma
la visione profetica che l’artista deve avere di un oggetto affinché esso
assuma significato artistico. Ciò non deve però confondersi con un qualsiasi
atteggiamento soggettivistico in quanto l’intuizione non nasce dentro il mondo
di fantasmi della mente umana, ma è una lacerazione di quel velo di Maia che
ricopre l’in - sé delle cose e lo difende dalla banalità dell’esistenza. Solo
un individuo che si liberi di ogni sovrastruttura culturale e mondana può
essere in grado di operare questo strappo e di riconoscere oggettivamente quei
segni che la natura imprime sulle cose per distiguerle e per significarle.
L’atteggiamento ideale dell’artista per fede è quello dell’asceta salmodiante
che cerca la sua illuminazione arrancando su per torrenti e montagne e non si
aspetta assolutamente niente perché sa che l’intuizione artistica è un bene
oggettivo che ti coglie e non si fa cogliere. È importante che uno sia
preparato a ricevere come in una sorta di unzione questo momento speciale, che
lo astrae dal resto degli uomini e gli consente di dialogare con un mondo
materiale che ha le sue leggi e le sue geometrie. Nel suo percorso l’artista
per fede incontrerà sia simboli isolati sia luoghi sacri per l’abbondanza di
questi simboli, che dovrà saper riconoscere in silenzio e rispettare come se
fosse di fronte ad una rivelazione.
L’arte per fede non
è comunicabile, tanto meno insegnabile, perché non esiste alcuna tecnica umana
che possa cogliere l’assoluto della bellezza naturale così come questa
intuizione spirituale. L’arte per fede è macerazione, e il godimento estetico
dell’oggetto materiale presuppone anche un rapporto fisico con esso che deve
inevitabilmente gravare sulle spalle e sulle braccia dell’artista, il quale non
si stancherà mai di portare e riportare l’oggetto artistico come se fosse la
croce di una solenne processione.
Ma perché dunque una mostra di pietre scaturita dall’arte per fede? Se quest’arte è godibile pienamente soltanto nel contesto della natura, perché dunque sottrarla ed esporla in un contesto umanizzato e addirittura predisposto all’evento? L’arte per fede non è una concezione d’arte parcellizzata, legata soltanto ad un’espressione artistica in senso stretto. Essa è una vera e propria interpretazione del mondo, un modo di ristabilire il rapporto tra uomo e natura che la civilizzazione moderna ha completamente dimenticato. Proporre oggetti artistici individuati per fede è dunque un tentativo di far riflettere l’uomo sulla sua presunzione manipolatoria e macchinistica e di riavvicinarlo ad un approccio silente e religioso con il creato. Il rito di ricollocazione esatta nei luoghi di asportazione degli oggetti artistici individuati per fede è un gesto profondamente religioso che sancisce inequivocabilmente il carattere effimero dell’arte per l’arte e la grandiosità panica dell’arte per fede.
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