Per una tipologia della letteratura di viaggio

 

Definire una tipologia della letteratura di viaggio a partire dalla fenomenologia del viaggio stesso è impresa improba (ma anche alquanto improbabile, e soprattutto decisamente inutile: a meno che, come nel mio caso, non sia finalizzata a fornire la traccia per un excursus senza troppe pretese nell’argomento). Come per la zoologia fantastica di Borges, si può scegliere qualsiasi criterio tassonomico: in rapporto alla spazio attraversato (per cielo, per mare, per terra, sotto terra, sotto il mare) o alla modalità di locomozione (a piedi, a cavallo, in carrozza, in treno, in barca, in aereo, su un’astronave, ecc…), o al numero degli attori (viaggio individuale, in coppia, in compagnia, di gruppo, di massa, ecc…), oppure in relazione alle finalità (esplorazione, commercio, studio, evangelizzazione, pellegrinaggio, conquista, migrazione, ecc…). Volendo si possono inventare infinite altre varietà di classificazione (alla ricerca di se stessi, dell’altro - per amore o per odio - , di uomini, piante, animali, monti, laghi, tesori, mostri,….)

Io ho scelto (arbitrariamente) una tipologia mista, anzi, quattro diverse tipologie, cercando di individuare classificazioni che si intrecciassero in un percorso soprattutto didattico, e consentissero comunque ad essere organizzate in schemi elementari. Ho utilizzato dunque un primo criterio distintivo in base alla direzione del viaggio, un secondo in base alla motivazione, un terzo relativo alla morfologia ed un quarto connesso alle finalità. La tipologia direzionale è molto semplice. Si può andare verso un luogo, tornare da un luogo, andare e tornare, o vagare senza meta. Quella motivazionale è già più complessa. Si viaggia infatti per scelta, per necessità o per costrizione: ma in tutti e tre i casi possono essere varie le finalità, e talvolta le motivazioni stesse si sovrappongono. Proviamo a schematizzare. Il viaggio compiuto per scelta può avere scopo iniziatico o conoscitivo (pellegrinaggio - viaggio culturale - viaggio di esplorazione), economico (commercio - ricerca di minerali preziosi o di tesori nascosti), religioso (missione), militare (di conquista), di studio o scientifico , di diporto (turistico o sportivo). Quello intrapreso per necessità può essere invece finalizzato a migrazione, azione politica o diplomatica, ricongiungimento, partecipazione ad eventi particolari (funerali, ad esempio), ecc… Infine quello per costrizione può essere determinato da necessità di fuga (esilio, persecuzione, ecc…), rapimento, rituale iniziatico, imposizione ricattatoria, ecc… Come si vede, ci si avventura in un ginepraio di possibilità e di schemi non meno assurdi che inutili.

Per quanto concerne invece la tipologia morfologica, quella connessa alla “consistenza” del viaggio, è possibile una semplificazione, suddividendolo in viaggio reale, allegorico, fantastico o fantascientifico, psicologico, utopistico..

Detto ciò, mi accorgo che insistendo a scovare possibilità di classificazione sempre più peregrine non mi muoverei dal punto di partenza; mentre se intendo semplificare mi conviene adottare lo schema più semplice, ovvero quello direzionale, ramificandolo e articolandolo poi con l’occasionale ricorso ad altri criteri. Nel tentativo di organizzare un quadro che consenta un discorso un po’ più coerente mi soccorre la possibilità di esemplificare ciascuna delle tipologie o sottotipologie identificate attraverso archetipi mitologici o biblici, o coi possibili riscontri nelle fiaba e nella letteratura popolare. Il che serve anche a ribadire che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, e che gli uomini si sono mossi lungo i millenni spinti dagli stessi aneliti o dalle stesse paure.

Partiamo dunque dalla prima possibilità, il viaggio di andata. È quella più classica e presenta una notevole varietà fenomenologica. Può configurarsi ad esempio come una migrazione, e in questo caso gli archetipi si sprecano, a partire dall’Esodo biblico. Ma anche la migrazione, pur essendo di regola un fenomeno vissuto negativamente, può avere diversi volti: può essere indotta da una necessità, ad esempio dall’esaurimento produttivo di un territorio, o dall’impossibilità comunque di sopravvivere a casa propria; o da una costrizione, ad esempio dalla pressione o dall’invasione da parte di altri popoli, con conseguente cacciata; o da una scelta, ad esempio quella di occupare terre migliori, magari cacciandone le popolazioni indigene, a loro volta costrette ad emigrare o eliminate. E anche in questo caso è possibile che gli invasori non scelgano, ma siano essi stessi forzati (magari nell’accezione sostantivata del termine) alla conquista. È ad esempio ciò che viene raccontato ne La riva fatale di Hugues, straordinario affresco della colonizzazione dell’Australia.

Un viaggio di sola andata è in genere anche quello connesso alla fuga. Qui l’archetipo potrebbe essere l’Eneide, anche se in realtà nel poema virgiliano la fuga si traduce ben presto in migrazione e in conquista. Gli esempi che mi vengono in mente, e che corrispondono a ulteriori sottotipologie del viaggio di andata, sono naturalmente in primo luogo quelli di fughe dalla detenzione (Cinque settimane in pallone), dalla caccia di nemici e persecutori, umani e non (Un sacchetto di biglie, I tre giorni del Condor) o dal pericolo (Palla di sego): e poi ancora fughe adolescenziali dalla famiglia, dal coniuge. Farei rientrare in questo gruppo anche le meno frequenti narrazioni che propongono il punto di vista del cacciatore, dell’inseguitore.

Appartiene al filone dell’andata anche il viaggio di esplorazione. Quando a narrarli sono gli stessi protagonisti è evidente che si tratta in realtà di viaggi di andata e ritorno: ma la narrazione in genere privilegia il primo momento, e quindi possono essere classificati, salvo casi particolari, nella tipologia dell’andata. L’archetipo narrativo è naturalmente Il milione, anche se potrebbero esserne indicati infiniti altri, ben più antichi. Oltre ai diari di svariati esploratori troviamo in questo settore una letteratura sterminata, che includere dai viaggi verniani al centro della Terra o sulla luna a quelli esotici di Ridder-Haggard o di Hudson, a quelli a ritroso di Conan Doyle ne Il mondo Perduto , a quelli di Michener, fino ad arrivare ad Alice nel paese delle meraviglie.

Parente prossimo del viaggio di esplorazione è quello connesso ad una particolare impresa, che molti casi assume anche il valore di viaggio iniziatico. L’archetipo potrebbe essere quello delle Argonautiche, o più addietro ancora quello di Gildamesh. Anche in questo caso gli esempi si sprecano. Si va da Il signore degli anelli a Il giro del mondo in 80 giorni, da Ricordi di un’estate a Capitani coraggiosi, da Cuore di tenebra.

E fin qui abbiamo trattato di viaggi reali, finalizzati a raggiungere una meta concreta, si tratti di una terra, di un rifugio, di un luogo sconosciuto. Ma si può viaggiare anche per raggiungere una condizione interiore, una consapevolezza, un’illuminazione. È il caso dei viaggi allegorici, come anche di quelli filosofici. Madre di tutti questi viaggi è naturalmente La Divina Commedia, ma tra gli antenati possiamo annoverare ad esempio tutti i romanzi del ciclo del Graal, il Perceval o l’Enide di Chretien de Troyes, mentre la progenie si allunga sino al Moby Dick passando per Il viaggio del pellegrino di Bunyan. La versione più moderna è per l’appunto quella del viaggio filosofico, concepito un tempo preferibilmente in chiave satirica, come nel caso de I viaggi di Gulliver o del Candido, e recentemente con velleità più seriose (da Hesse a Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, fino a Il mondo di Sophie).

 

PAOLO REPETTO