Non so se esistano gli angeli custodi. A giudicare dalla
mia esperienza direi proprio di no, sarei più propenso a credere in spiritelli
maligni e dispettosi. So per certo invece che esiste una “presenza”, qualcosa
che è stato definito come “tarlo della coscienza”, e che nel mio caso non si
limita a lavorare da dentro, ma assume anche sembiante umano, si incarna in un
correlativo oggettivo. Il mio tarlo si chiama Fabrizio. Fabrizio è una sorta di
custode del Graal, e quel Graal è l’immagine di me che lui ha, che io ho
provveduto a creare e che io stesso vorrei avere, ma non ho, perché non
corrisponde a quello che sono, ma solo a quello che vorrei e che, almeno in
parte, potrei essere. Incarna perfettamente questo ruolo; è silenzioso, quasi
muto, non avanza pretese, non esprime giudizi, e quindi non ti da modo di
cercare delle giustificazioni, È un formidabile convitato di pietra che non ha
bisogno di parlare, ma si limita a porgerti lo specchio, quel ritratto di
Dorian Grey alla rovescia nel quale riconosci a stento i tuoi lineamenti e
prendi coscienza del tuo deviare dalla via. La cosa straordinaria è che nel
fare questo non risulta mai ossessivo, irritante, non ti induce a trincerarti
dietro il solito “ma cosa vuoi, cosa volete tutti”: ti obbliga solo a
riflettere, perché sai che lui sa, ed è inutile raccontar palle.
Non credo sia facile fare il
tarlo. Non penso nemmeno ci si possa educare ad una funzione così delicata.
Bisogna nascerci. Poi magari viene naturale, ma è comunque impegnativo. Occorre
risultare in primo luogo assolutamente coerenti.. Non puoi chiedere agli altri
di essere seri con se stessi se non lo sei tu per primo, e sempre. È
altrettanto necessario, poi, essere disponibili, affidabili, efficienti. Non
per porsi al servizio della coscienza da tarlare, ma per non lasciare a quella
coscienza vie di recriminazione e di fuga. Ma le due doti davvero
indispensabili sono l’umiltà e la discrezione.
L’umiltà è oggi la più misconosciuta
delle virtù, anzi, probabilmente non viene nemmeno più considerata tale. Ne
esiste in giro talmente poca che ci siamo disabituati a riconoscerla, e
tendiamo piuttosto a confonderla con l’arrendevolezza o con la modestia. Ma la
vera umiltà non è né dimessa né arrendevole, anzi, è quanto mai orgogliosa e
battagliera: perché nasce dalla consapevolezza, di sé prima di tutto, e per
estensione degli altri, e la consapevolezza è coscienza dei limiti, e la
coscienza dei limiti è l’unica condizione per affrontarli e superarli. Non è
una virtù comoda, esige abnegazione, perseveranza, fierezza, e in apparenza
gratifica ben poco; per questo chi se ne intendeva prometteva agli umili il
regno dei cieli, lasciando intendere che per quello terreno c’erano poche probabilità
Difficilmente Fabrizio sarà un personaggio di successo, proprio perché non è un
personaggio, non si adatta a recitare una parte. È un aristocratico genuino, e
il suo regno, quello della sua coscienza, lo ha saldo in pugno
Se l’umiltà è rara, la
discrezione è ormai come Bin Laden: tutti ne parlano, nessuno sa dov’è. Quando
si debbono fare norme per difendere la sfera del privato, e se ne demanda l’applicazione
ai tribunali, è segno che gli argini sono crollati da un pezzo e stiamo
annaspando nel fango. Non solo la discrezione non è praticata, ma è volgarmente
irrisa, perseguitata per il suo rifiuto alla spettacolo. E tra i persecutori
non ci sono soltanto quelle mandrie di imbecilli che si accalcano sulle soglie
degli studi televisivi, aspettando il loro turno per potersi pubblicamente
sputtanare; ci siamo anche noi, ormai irrimediabilmente affetti dall’incontenibile
diarrea di sentimenti e di emozioni che ci rovesciamo addosso l’un l’altro.
Tutti, tranne Fabrizio. Come i gatti, Fabrizio non sporca in pubblico: e
nemmeno si sporca con i fatti altrui. Ascolta, annota mentalmente, salva e
chiude. Pronto a pescare nell’archivio, quando ne hai bisogno, ma mai a
sbatterti in faccia quel che avevi detto o fatto o promesso. Il fatto è che tu
sai dall’archivio, e patisci quello sguardo che non ti interroga, quella
presenza che non si impone, tanto quanto la desideri e la ritieni
indispensabile. Non te ne rendi conto, ma è il tarlo che sta lavorando.